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Brand Journalism: 5 cose da sapere

gennaio 28, 2019 | by admin


La comunicazione viaggia a mille all’ora e restare indietro significa sparire. Inutile stare a raccontarsi delle storie, qui se ti fermi, è il caos. Soprattutto se nel mondo della comunicazione ci lavori. E’ vero che stare al passo con tutto alle volte è a dir poco impossibile ma ignorare i cambiamenti nel mondo del lavoro è l’anticamera della fine. Consapevole di ciò sto cerando in tutti i modi possibili di tenermi aggiornata e di imparare quanto più possibile per stare al passo con i tempi.

Conoscevo già questo nuovo metodo di fare giornalismo ma pensavo, erroneamente, fosse appunto un qualcosa ad appannaggio dei giornalisti. In realtà mi è bastato modificare la mia prospettiva per intravederne enormi potenzialità. Ho voluto quindi approfondire l’argomento ed ho seguito il  corso di Brand Journalism tenuto da Gianluigi Bonanomi, giornalista specialista del web. Ecco cinque cose da sapere:

#1 Cos’è il Brand Journalism

Applicare le regole del giornalismo alla comunicazione d’impresa. Produrre veri e propri servizi giornalistici fatti per l’azienda la quale diventa una sorta di casa editrice. Quindi per me che sono un’addetta stampa significare saltare la barricata e vestire i panni del giornalista.

#2 Senza contenuti ben fatti sei un fantasma sul web

Non è più sufficiente saper scriver bene ma è necessario conoscere le diverse tecniche di scrittura. Il Brand Journalism ha le proprie regole di scrittura.

#3 Ottimizzazione dei contenuti

Da un unico contenuto è possibile ottenere almeno una decina di formati diversi da utilizzare nella comunicazione.

#4 Miliardi di like non fanno per forza un cliente

I contenuti virali non sempre si traducono in milioni di euro… anzi nella maggior parte dei casi neanche in centesimi.

#5 Strumenti a non finire

Il web mette a disposizione numerosi strumenti per scrivere e promuovere i propri contenuti. Uno su tutti,“Answer the Public”, mi ha fatto letteralmente impazzire.

 

[E.G.]